La meravigliosa storia dell’I.C.O.C. inizia negli anni 60 del XX secolo. Noi la ripercorreremo
attraverso due pubblicazioni scientifiche (che riportiamo anche in originale e scaricabile in pdf).
Come già accennato nel capitolo precedente, l’ICOC ha avuto la magica continuità di avere, in
sessant’anni, tre presidenti tutti e tre accomunati dall’essere finti nobili, nell’avere genealogie non
corrispondenti al vero, avere la necessità di sdoganare ordini cavallereschi fasulli: il se – dicente
barone Robert Gayre of Gayre già Gair (presidente dal 1960 al 1994), il falso principe Terence
Francis Maccarthy soprannominato MacCarthy Mór fino alla sua “abdicazione” (presidente dal
1994 al 1999), il se – dicente conte Pier Felice degli Uberti già Noé (dal 1999 ad oggi) .
Vediamo cosa scrive la letteratura storico scientifica, non “addomesticata”, sull’ICOC.
Diamo la parola al francese Arnaud Chaffanjon “Ordres & contre-ordres de chevalerie”, Mercure de France, 1982, pagg. 92-94.

“… sul versante della cavalleria fantasy, una serie di iniziative, che pure sono state messe in pratica, hanno previsto di riunire gli “ordini cavallereschi”, con il pretesto di
proteggerli e facilitare gli scambi (di
decorazioni!).
Tra questi c’era una “unione della
cavalleria cristiana internazionale” il
cui scopo era quello di “fraternizzare
con i cavalieri cristiani del mondo
affinché, nel rispetto della propria
confessione religiosa e delle istituzioni
del proprio paese, la fiaccola immortale
dello spirito possa essere mantenuta viva
nella luce dell’amore”…, ecc. poche
persone dovevano soddisfare questi
criteri, e l'”unione” si è esaurita. Il grande referendario di questa istituzione era uno dei capi dell'”ordine dinastico di sant’Agata di Paternò”, un ordine non riconosciuto e illegittimo denunciato dal vaticano; il presidente, “gran cancelliere del cosiddetto ordine del tempio di Gerusalemme”; il tesoriere, “gran cancelliere dell’ordine della croce di Costantinopoli”, che compaiono anche nell’elenco degli ordini illegittimi.
Poi c’è stata la “Commissione Internazionale per lo Studio degli Ordini Cavallereschi” (ICOC, ndr). Creata in occasione del V Congresso di Genealogia e Araldica tenutosi a Stoccolma nell’agosto del 1960. Essa è stata incaricata, spiega una delle sue comunicazioni, di presentare una relazione sui suoi lavori al VI Congresso convocato a Edimburgo nel settembre 1962. Durante questo congresso, la suddetta commissione, che è solo “di studi” in francese (il suo nome in inglese era: International Commission for Order of Chivalry), ha presentato il suo rapporto sviluppando i principi da osservare nello studio della validità degli ordini cavallereschi.

“Di conseguenza, e su proposta del signor Paul Adam, di Parigi, è stato approvato all’unanimità nella sessione plenaria di chiusura del Congresso che la Commissione (composta da membri di spicco del Congresso e specialisti di riconosciuta competenza nel campo della legislazione cavalleresca, nobiliare e araldica) (sic) dovrebbe diventare un’entità permanente e autonoma sotto il patrocinio del Principe Filippo di Edimburgo e del Comitato di Patrocinio composto in particolare da S.A.R. il Duca del Württemberg; Sua Maestà il Re Umberto d’Italia; sua Altezza il Conte di Parigi, S.A.I. il Granduca Vladimir di Russia” e un gran numero di principi e discendenti di famiglie illustri.

Questa commissione, un’iniziativa totalmente privata e ufficiosa come le società scientifiche, aveva quindi tutte le sembianze di un’impresa seria.
I suoi testi sembravano conformi alla realtà, così come l’elenco degli ordini che dava, con l’eccezione di alcune deviazioni. Tuttavia, sono queste che hanno permesso di sollevare il velo sulle sue intenzioni, cioè di dare un’apparenza di legittimità alle associazioni (Ordini cavallereschi, ndr)
che non ne avevano inserendole in un elenco di ordini autentici.
Infatti, tra gli “ordini dinastici”, si parla di un “Ordine di San Giovanni di Gerusalemme” posto sotto la protezione della casa reale di Jugoslavia, le cui affermazioni l’attuale principe ereditario ha pubblicamente confutato.
In questo elenco, pubblicato dalla commissione, è incluso anche un “ordine militare e ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme”, un gruppo che è tra gli ordini non riconosciuti e illegittimi denunciati dal Vaticano. (La sezione francese di questa associazione ha
recentemente deciso di cambiare il suo statuto e mantenere il nome “Hospitaliers de Saint-Lazare” per dedicarsi esclusivamente ad attività caritatevoli.)
Meglio ancora, i nomi dei capi esecutivi di questa commissione compaiono anche nell’elenco dei dignitari di questi ordini cavallereschi fantasiosi che abbiamo appena citato. Potrebbe essere una coincidenza? Senza dubbio, dal momento che la suddetta commissione sembra beneficiare di un alto patrocinio.

Ahinoi, non c’è alcun patrocinio. In una lettera privata, il duca di Edimburgo afferma di non
avere alcun legame con l’azienda. In una lettera a noi indirizzata, il duca di Württemberg ci
informa di aver incaricato il capo esecutivo di questa commissione di rimuovere il suo nome
usato in modo abusivo; Il granduca Wladimir ha fatto lo stesso passo; il conte di Parigi fu molto
sorpreso di apparire anche in questo comitato di patronato (!!!).
La cavalleria non esiste più, gli ordini cavallereschi sono diventati istituzioni statali, un’unione
internazionale di ordini non ha ragione di esistere. Un’associazione erudita può almeno studiare
questi ordini, pubblicare rapporti o persino emettere opinioni; Ma in nessun caso un’associazione
privata può pretendere di avere un carattere ufficiale, soprattutto se ne ha falsificato la
presentazione. Poiché nessuno può sostituirsi a un’autorità pubblica, questa “commissione” non
ha alcun potere di riconoscimento e di controllo…”
Ora la parola ad uno studioso americano James J. Algrant y Cañete
“…Questo è solo un esempio. Sono certo che tutti noi potremmo citarne molti altri riguardo alla fonte dell’onore di Bisanzio. Ho usato l’esempio del Paleologo perché è stato il primo che mi è venuto in mente. Ci sono molti altri pretendenti a casate estinte e a sovranità e fonti d’onore scomparse. Due pretendenti del nostro secolo meritano una menzione. Sono gli Hohenstaufen del
Ducato di Svevia. Uno di loro, un italiano, nativo di Bergamo morto nel 1984 senza prole, ebbe l’accortezza di adottare un sottufficiale del corpo medico italiano per seguire le tradizioni della dinastia Barbarossa, e di proseguire con la distribuzione dell’ordine di San Gereone (Caspis e la sua corte dei miracoli, ne parleremo nei prossimi capitoli, perché passerà anche lui da Casale Monferrato! NDR).
L’altro è un fotografo a Londra. Ognuno ha i suoi sostenitori e distribuisce titoli e ordini a suo piacimento. È necessario sottolineare che la casa degli Hohenstaufen si estinse con la morte di Corradino a Napoli il 23 agosto 1268? Perché questi “principi” avrebbero aspettato più di 700 anni
per rivendicare il loro patrimonio?
Altri esempi abbondano. Basta dare un’occhiata alla maggior parte delle Altezze Serenissime, i Gran Maestri dei cosiddetti ordini “indipendenti”, per trovare dubbie fonti d’onore che distribuiscono ordini e titoli altrettanto falsi.


Dopo il Quinto Congresso Internazionale di Genealogia e Araldica tenutosi a Stoccolma nel 1960, un delegato scozzese al Congresso, Roberto Gayre di Gayre e Nigg, assecondato dal barone Alessandro Monti della Corte (R.I.P.) (5) Non ebbe difficoltà a convincere alcuni delegati di fama mondiale, araldisti, genealogisti ed esperti di diritto nobiliare che la proliferazione di falsi ordini e dubbie fonti di onore erano intollerabili e danneggiavano gli ordini autentici. Gayre suggerì la creazione di una commissione internazionale composta da esperti in queste discipline per studiare gli ordini attuali e nuovi, cercando di stabilire criteri per determinare la legittimità delle fonti d’onore e il mantenimento di un registro degli ordini riconosciuti dalla Commissione.
La Commissione non si è mai presentata come un organo ufficiale, ma la qualità e l’integrità dei suoi membri le hanno conferito una posizione quasi ufficiale. Era sommersa da richieste da parte di ogni sorta di “principi gran maestri” che volevano includere i loro ordini nel registro.
Come Gayre riuscì a convincere i suoi illustri colleghi a sostenerlo in un primo momento, soprattutto in considerazione del fatto che il Secondo Congresso Internazionale di Araldica e Genealogia che si svolse a Madrid nel 1955 aveva criticato l’Ordine di San Lázaro come una ricreazione del XX secolo, rimane un mistero ma il risultato fu che molti membri si dimisero. Alcuni morirono e altri si dimisero a causa di divergenze di opinione con il presidente (Gayre). Furono sostituiti da individui di minor prestigio ma membri incrollabili di San Lázaro, fedeli a Gayre. Questo fatto era di scarsa importanza perché la Commissione aveva già pubblicato il suo registro degli ordini approvati in cui comparivano i nomi dei suoi illustri membri fondatori. In altre parole, la lettura del verbale presupponeva che tutti i membri della Commissione fossero d’accordo sul fatto che l’Ordine di San Lazzaro non fosse diverso dagli altri ordini semi- indipendenti citati. Poiché è passato molto tempo tra le edizioni del registro (è stato pubblicato solo due volte dalla fondazione della Commissione), l’iniziativa di Gayre è stata un grande successo e la
Commissione ha goduto di una certa autorità per alcuni anni. Il suo declino iniziò quando Gayre,
il presidente, che fino ad allora era rimasto inesorabile nel suo rifiuto di riconoscere l’Ordine
jugoslavo di San Giovanni, cedette alle argomentazioni del Gran Priore europeo di questo ordine,
un vecchio gentiluomo, di nazionalità maltese, e incaricò la Commissione di riconoscerlo. Per
mostrare la sua gratitudine, l’ordine ha conferito a Gayre la Gran Croce di Giustizia…” (James J. Algrant y Cañete, Revista iberoamericana de heráldica, Madrid, 1994, pagg. 71 – 73).
Ora ridiamo la parola ad un inglese, che questa volta scrive su internet:
“…In un altro articolo pubblicato su Caltrap’s Corner si è già fatto riferimento alla Commissione Internazionale per gli Ordini di Cavalleria e al ruolo dell’autore in essa. Poiché questo organismo privato e non ufficiale aveva, almeno all’inizio, una certa credibilità, è opportuno esaminarlo più da vicino. La Commissione, come afferma il suo “Registro degli Ordini Cavallereschi”, è stata istituita in occasione del Quinto Congresso Internazionale di Genealogia e Araldica tenutosi a Stoccolma nel 1960… L’idea per l’istituzione della Commissione fu di Gayre e ne ebbe l’appoggio del compianto Barone Alessandro Monti della Corte, membro del Collegio Araldico di Roma, Vice Presidente del Consiglio Araldico del Corpo della Nobiltà Italiana e Cancelliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. (1) Fu all’incirca in questo periodo che Gayre fu nominato Commissario Generale della Lingua Inglese dell’Ordine di San Lazzaro, che all’epoca era oggetto dell’attenzione ostile del Sovrano Militare Ordine di Malta e di coloro
che gli erano vicini. Molti videro la creazione della Commissione da parte di Gayre come uno stratagemma per giustificare l’esistenza dell’Ordine di San Lazzaro, un’opinione confermata dall’apparizione di quell’ordine nel Registro della Commissione come “semi-indipendente” insieme a organismi come gli ordini militari spagnoli, i Teutonici, i vari Johanniters e l’Ordine britannico di San Giovanni.
Non è chiaro come Gayre riuscì a convincere i suoi illustri colleghi a sostenerlo inizialmente, soprattutto perché il Terzo Congresso Internazionale di Genealogia e Araldica di Madrid nel 1955 aveva condannato l’Ordine di San Lazzaro di cui Gayre era un alto funzionario e assiduo promotore.
L’inclusione di San Lazzaro nel registro ha comportato l’uscita di un certo numero di membri dalla Commissione. I loro posti furono presi da individui che erano membri dell’Ordine di San Lazzaro e fedeli a Gayre. L’effetto delle dimissioni dalla Commissione fu trascurabile in quanto il Registro fu pubblicato con un elenco dei suoi membri originali, compresi i nomi illustri defunti, e con San Lazzaro tra gli ordini approvati.
L’implicazione che l’ignaro lettore avrebbe probabilmente tratto era che tutti i membri originali concordavano sul fatto che l’Ordine di San Lazzaro non era diverso da qualsiasi altro ordine semi-indipendente elencato.
… Gayre fece anche in modo che la Commissione prendesse inutilmente posizione su una controversia di lunga data tra fazioni rivali tra i realisti francesi. (…)
La Commissione si impegnò anche da una parte in una controversia simile su chi fosse a capo della Casa dei Borbone-Due Sicilie e quindi degli ordini cavallereschi conferiti dall’ex dinastia regnante nell’Italia meridionale.
In entrambi i casi non c’era bisogno che la Commissione si impegnasse quando avrebbe potuto semplicemente dichiarare che esistevano controversie tra cugini su chi fosse il legittimo pretendente. In seguito alla pubblicazione del Registro, la Commissione fu sommersa da richieste di riconoscimento da parte di vari organismi “cavallereschi”, uno più apocrifo dell’altro. La Commissione ha esaminato coscienziosamente e respinto tutti questi firmatari. Era come se Gayre stesse dicendo: “Ora che siamo a bordo, togli la scaletta”.
Questo sarebbe presto cambiato. Uno degli ordini che sosteneva di discendere dall’ex Gran Priorato di Russia dell’Ordine di Malta e che si era separato dal gruppo con sede a Shickshinny PA, aveva il suo Gran Priorato Europeo sull’isola di Malta. Ha cercato, per molti anni, di ottenere il riconoscimento da parte della Commissione come un vero e proprio Ordine di San Giovanni. Il suo Gran Priore, professore di francese all’Università di Malta, divenne amico di Gayre, che allora viveva nel piccolo paese mediterraneo. Per anni il professore cercò di convincere Gayre che il suo ordine doveva essere incluso nel Registro insieme agli altri aspiranti ordini di San Giovanni. Gayre, che era ben informato sulla frequente frammentazione tra gli ordini neo-russi, fu in un primo momento irremovibile, ma alla fine si indebolì.
Disse al suo amico maltese che il suo ordine avrebbe ottenuto il riconoscimento come un ordine autentico da parte della Commissione se fosse riuscito a trovare un monarca regnante o ex regnante che accettasse di diventarne la fons honorum.
(Questo passaggio è cruciale, perché è l’esatto meccanismo che viene applicato oggi col fasullo Ordine di Vitez ed altri ordini “cavallereschi” spacciati a Casale Monferrato, NDR)
Il professore non ci mise molto a trovare una persona del genere. Fu il re Pietro II di Jugoslavia che accettò di concedere all’Ordine la sua protezione. Purtroppo, tale protezione non è stata sufficiente a soddisfare la Commissione, soprattutto perché la storica “connessione russa” rivendicata dall’Ordine era molto controversa e non stabilita.
Gayre raccontò in The Knightly Twilight come, durante una visita a New York, incontrò il consigliere legale di re Pietro e fece pressione su quest’ultimo affinché il re proclamasse l’ordine reale jugoslavo, cosa che Pietro fece l’11 settembre 1970. Questo, come ho sottolineato in un altro articolo, indignò gli emigrati russi che gestivano l’ordine. Mentre coloro che vi avevano portato Pietro per dare un tocco di fascino regale a un’operazione discutibile, desideravano mantenere il suo carattere russo e il loro controllo quotidiano su di essa.
A questo punto la Commissione aveva ben poca somiglianza con l’organismo originale. Era ora composto interamente da membri dell’Ordine di San Lazzaro che erano fedeli al Presidente e per motivi di convenienza si riuniva una volta ogni due anni contemporaneamente alla riunione del Gran Magistrale di quell’Ordine allo scopo di respingere le domande di riconoscimento ricevute da varie organizzazioni stravaganti. Nel 1983, mentre ero membro della Commissione, Gayre, che era presidente, mi chiese di
diventarne il segretario generale. Anche se contento di essere stato preso in considerazione per l’appuntamento, non mi facevo illusioni sul compito. Se l’organismo doveva riguadagnare credibilità, sarebbe stata necessaria un’accurata pulizia interna. Ho detto che avrei accettato solo se mi fosse stata data carta bianca e mi fosse stato permesso di apportare le modifiche che ritenevo essenziali. Gayre accettò e io fui eletto all’unanimità dai membri presenti in una riunione tenutasi a Washington, D.C. nel luglio Il primo punto all’ordine del giorno riguardava l’esame di una serie di domande di riconoscimento che, come di consueto, sono state respinte.
Successivamente, il maggiore Patrick O’Kelly de Conejera, un membro della Commissione molto vicino al presidente, presentò un documento che sollecitava il riconoscimento di un organismo chiamato Niadh Nask, guidato da un gentiluomo irlandese, il McCarthy Mor, che aveva avanzato una pretesa alla guida della Casa irlandese di Munster che aveva regnato molti secoli prima. Il corpo è stato descritto come “un ordine della nobiltà gaelica” e “un ordine dinastico e militare di cavalleria non cavalleresca”. La presentazione non mi ha impressionato, soprattutto perché ho trovato storicamente poco convincente l’idea di una “nobiltà gaelica” così come è stata presentata. I Niadh Nask non rientravano nelle consuete categorie di ordini cavallereschi né soddisfacevano i criteri della Commissione per le corporazioni nobili. Tuttavia, non volevo mettermi in cattiva luce con il Presidente e quindi ho suggerito di istituire una nuova categoria per le “associazioni nobiliari” con criteri meno rigorosi di quelli definiti per le
“corporazioni nobiliari” (5) e di inserire il Niadh Nask nella nuova categoria.

Ora mi pento di aver fatto una simile proposta che, invece di aiutare a chiarire questioni di nobiltà autentica, ha finito per confondere le acque. Il McCarthy Mor, ovviamente, avrebbe altri sentimenti. Divenne vicepresidente della Commissione, che era stata riattivata in gran parte grazie ai suoi sforzi, dopo la morte di Gayre nel febbraio 1996. Nel 1984, la Commissione accettò il mio suggerimento e il Niadh Nask divenne il primo e, per quanto ne sappia, l’unico organismo ad essere inserito nella nuova classe. In seguito il nome fu cambiato in “Other Nobiliary Bodies” e ad esso furono aggiunte entità come “The Standing Council of Irish Chiefs and Chieftains” (ripreso nel 1991), “The Standing Council of
Scottish Chiefs” e la “Royal Company of Archers”. Il Niadh Nask si è ora diffuso negli Stati Uniti e sta reclutando persone idonee disposte a pagare $ 850,00 per l’ammissione e sta pianificando alcune attività culturali irlandesi. Circa un terzo dei membri proviene da membri dell’Ordine di San Lazzaro. Per quanto riguarda il ripristino della credibilità della Commissione, la mia prima mossa è stata quella di inviare un progetto dettagliato che delineava le modifiche che proponevo a ciascun membro della
Commissione con un SÌ o un NO da controllare dopo ogni punto. La modifica più importante proposta è stata quella di ritirare il riconoscimento da parte della Commissione dell’Ordine di San Giovanni con sede a Malta fino a quando non ci fosse stato un solo organismo di questo tipo che rivendicava l’alta protezione reale jugoslava invece dei diversi che continuavano a rivendicare tale privilegio. Questa proposta, insieme a molte altre misure, fu approvata a stragrande maggioranza da dieci dei dodici membri della Commissione, tra cui Gayre. Non ci sarebbe potuto essere un mandato più chiaro e sono
stato lieto di vedere che ho avuto un sostegno così ampio. Poco dopo, scrissi una lettera al Cancelliere dell’Ordine jugoslavo informandolo nel modo più diplomatico possibile della decisione della Commissione. Non accolse bene la notizia e protestò immediatamente con il Presidente, che poi mi scrisse per dirmi che ero andato troppo oltre. Personalmente molto affezionato al Presidente, avevo ormai acquisito una notevole conoscenza di Gayre e dei suoi modi, la sua reazione non fu una sorpresa e mi dimisi da segretario generale.
Gayre scelse successivamente un successore ma quest’ultimo, a seguito di “battute d’arresto” finanziarie, scomparve dalla scena così come del resto la Commissione che entrò in uno stato di animazione sospesa. Gayre rimase presidente fino alla sua morte nel febbraio 1996. Nel mese precedente la Commissione, ora fortemente irlandese nella composizione, è stata rianimata e ha pubblicato una nuova edizione del suo Registro. Ora sotto la vice-presidenza di McCarthy Mor, capo del Niadh Nask, ha il maggiore Patrick O’Kelly de Conejera come segretario generale. I membri della rinata Commissione e il tipo di organismi che ha riconosciuto indicano che, mentre ha assunto una rinnovata vita, non è diventata più credibile come arbitro di autenticità cavalleresca e nobilare del corpo con cui sono stato brevemente associato. D’altra parte, devo ammettere che ha fatto un tentativo di trattare la questione delle teste contestate di certi ordini cavallereschi in modo più equo di quanto non abbia fatto finora, ma non riesco a capire perché persista nell’avallare un ordine di San Giovanni particolarmente controverso per ragioni del tutto speciose.
E’ deplorevole che non esista un organismo internazionale rispettabile di esperti in storia, diritto nobiliare e ordini cavallereschi, anche se senza status ufficiale e senza interessi costituiti, disposto a stabilire criteri per il riconoscimento degli ordini come rispettabili. L’assenza di un tale organismo in mezzo a una moltitudine di falsi corredi cavallereschi e nobiliari è la prova dell’abbandono del rispetto per gli elementi storici precedentemente ritenuti veicolatori di significativi valori morali e sociali. Un segno dei tempi!…” (The International Commission for Orders of Chivalry (I.C.O.C.), di James J. Algrant)
Concludendo
L’I.C.O.C. è un’associazione, non riconosciuta, assolutamente privata, di dubbia origine che, per accreditarsi, si è inventata patrocini di principi e re del tutto all’oscuro della sua esistenza. Crebbe, in oltre cinquant’anni, con uno sviluppo tragicomico fatto di abbagli voluti od involontari nella materia cavallerersca, gravissimi errori, complicità, il tutto sotto la
presidenza di tre falsi nobili (un falso barone, un falso principe ed un falso conte), sino ad arrivare ad un presente ancora viziato dal tentativo di sdoganare ordini cavallereschi fasulli, esattamente come nel passato.
Per nomina dello stesso falso principe MacCarthy Mor, dopo una brevissima parentesi di gestione del fratello dello stesso falso principe, dal 1999 il
presidente dell’ICOC è Pier Felice degli Uberti , il quale ha ammesso, scrive lui, “gli errori” del passato.

In realtà, ciò che chiama errori, appaiono essere uno dei metodi, se non lo scopo principale dell’ICOC, ossia quello di iscrivere nelle sue liste pseudo ordini e ordini cavallereschi falsi, sperando di dare così una parvenza di bontà a queste patacche, cedute poi a caro prezzo a Casale Monferrato ed altrove ai creduloni, o ai vanagloriosi, che vogliono sfoggiarle. Insomma la prassi solita ben collaudata.
Duro a morire è il “pensiero magico” secondo il quale – a torto – il presidentissimo degli Uberti sia convinto che basti infilare gli ordini cavallereschi
farlocchi nella premiata, ma malfunzionante, “lavatrice cavalleresca” targata ICOC, per
far loro assumere una reputazione immacolata! Nulla di più sciocco.
Sfogliando il registro ICOC, cogliendo da fiore a fiore, emerge prepotente la quantità abnorme di ordini concessi da discendenti di famiglie che non ne hanno diritto.
Ne riparleremo nei prossimi capitoli, ma nel dettaglio.

Un consiglio non richiesto, ma necessario: per quei soci ICOC, che sono persone serie e veri studiosi disinteressati, prima di occuparsi delle patacchine e pataccone cavalleresche luccicanti listate nell’ICOC, sarebbe bene che studiassero un poco di diritto dinastico anche delle altre presunte case ex sovrane, fonti di “ordini cavallereschi”, onde evitare di trovarsi con sgraditi, ed imprevisti, compagni di viaggio nel carrozzone dell’ICOC.
Il diritto dinastico è la disciplina che sta a fondamento della facoltà di concedere legittimamente ordini. Lasciate perdere gli scritti interessati, lambiccati, prolissi e, talvolta, pure sgrammaticati, diffusi dal ragionier degli Uberti. Non fatevi ingannare dal luccichio delle patacche cavalleresche sdoganate a Casale Monferrato: spesso si tratta di strass e vetraccio venduto a caro prezzo, soltanto più o meno bene incartato.
Si capisce bene che lo spettro dell’“imperatore” Caspis, defunto da parecchi anni, che fu compagno di pranzi casalesi nello “Studium” del presidentissimo Ubertis-Noè, e fonte di ordini cavallereschi, aleggi ancora sull’ICOC e sullo “Studium” di Casale, altra creatura del presidentissimo, contissimo, baronissimo scozzesissimo: per scacciarlo, invece della lavatrice modello prozio,, il già Ubertis già Noè, avrebbe potuto usare un’aspirapolvere, accompagnato da qualche goccia di acquasanta. Si ricordi, a tale proposito, il mirabile prozio fumista del “conte” degli Uberti, inventore di una, giustamente dimenticata, “lavatrice”: si veda la genealogia, nel secondo capitolo, e gli approfondimenti tematici nei “personaggi illustri” della famiglia Noé – Ubertis che verranno pubblicati nei prossimi capitoli, per la rubrica “Tutti gli uomini del presidentissimo con qualche donna dell’alta aristocrazia borghese”.
Per chi volesse approfondire: http://www.realecasadisvevia.it/kasp.htm
Ecco qui di seguito i membri dell’ICOC, secondo l’ultimo registro disponibile in rete (2021). Come si vede il meccanismo usato è lo stesso impiegato sin dalla fondazione dell’ICOC ossia presentare, come “patroni” dei principi capi di case non regnanti, o presunti tali, per dare una parvenza di rispettabilità alle corbellerie che seguono.
https://www.icocregister.com/wp-content/uploads/2022/04/ICOC-REGISTER-2021.pdf
Ovviamente non tutti gli ordini cavallereschi sono falsi, non tutti i principi presentati come tali nell’ICOC sono farlocchi: ma questo è il meccanismo tipico usato dagli spacciatori di banconote false, cioè infilare tra la cartamoneta vera le banconote finte.
Diversamente i meno instupiditi, i meno
abbacinati dalle patacche cavalleresche, se
ne sarebbero accorti!
Se ne riparlerà in un prossimo capitolo,
con un approfondimento sull’ “ordine
cavalleresco” del VITEZ, ora tanto in voga
a Casale Monferrato nei balli organizzati
dalla “contessa” Maria Loredana Pinotti,
vedova Lorenzini, presentata come
moglie, e da oltre 30 anni, dal
presidentissimo “conte e barone” degli
Uberti. Anche di lei si riparlerà,
prossimamente, perché merita.

Si vedrà come un console onorario del Portogallo a San Marino usi questo suo incarico. E che il Vitez sia un ordine, e non una medaglia qualsiasi, lo dirà proprio il presidentissimo degli Uberti, in un suo prezioso e recente contributo audio-video registrato da un sodale, altro conte patacca con antiche velleità cinematografiche.
Sapranno a Casale Monferrato, nelle festicciole organizzate dal “conte” e dalla “contessa” di Cavaglià, della legge 3 marzo 1951, n. 178 che recita “I cittadini italiani non possono usare nel territorio della Repubblica onorificenze o distinzioni cavalleresche loro conferite in Ordini non nazionali o da Stati esteri, se non sono autorizzati con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per gli Affari Esteri”?
Ne riparleremo più diffusamente prossimamente, su queste pagine, con mirabolanti capitoli ed approfondimenti biografici.


