Nel 1999 il degli Uberti già Ubertis già Noè si produsse in un comunicato ufficiale, come neo Presidente ICOC, in inglese, ovviamente rivolto al solo mondo anglosassone, nel quale cercò di spiegare le ragioni nel lodo casalese e, nel contempo, tentare di mettere un argine allo scandalo che stava travolgendo il castello di MacCarthy e dei suoi sodali, come si avrà mod di spiegare successivamente.
Riportiamo qui sopra il testo integrale; ora vediamo di riassumere i punti salienti della difesa ubertiana, all’epoca neo Presidente ICOC, proprio per “successione” disposta da MacCarthy (!)
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Scrive degli Uberti (già Ubertis, già Noé):“…Il 1° ottobre 1999 Terence Mac Carthy mi scrisse ufficialmente: “Essendo indisposto e impossibilitato a esercitare l’ufficio di Presidente della Commissione Internazionale per gli Ordini Cavallereschi, rassegno le mie dimissioni da tale carica confermandoti come mio successore”.
Per prima cosa vorrei controllare ancora una volta l’effettiva competenza scientifica di tutti i commissari dell’ICOC.
… “e (in base agli Statuti) confermerò nella loro posizione solo le persone che sono veramente esperti scientifici in materia cavalleresca!!! Farò molti cambiamenti nell’ICOC!…”;
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“…(Casale Monferrato, ndr) All’epoca del Regno d’Italia era quindi una città famosa per i numerosi e competenti giudizi in materia di araldica, genealogia e nobiltà.”
INCREDIBILE! Nessuno storico accademico aveva mai scoperto questa prerogativa di Casale Monferrato, una dotta trouvaille del “conte di Cavaglià”!!!
“…PERCHÉ UN LODO ARBITRALE ITALIANO?
È facile da capire! Perché in Italia lo stemma di un privato non può essere riconosciuto ufficialmente dall’Ufficio Araldico dello Stato. Molte persone, sia italiane sia straniere, sono intenzionate a farlo riconoscere e tutelare in qualche modo legale sia in Italia sia in quei Paesi dove esiste la possibilità di “delibare”. Esiste la possibilità di “delibarlo” (cioè di renderlo esecutivo), dando così allo stemma un valore giuridico che deriva da un’autorità legale.
Inoltre si tratta di un riconoscimento non diretto con pieno valore giuridico ratificato dalla Magistratura, cioè di un atto che ha pieno valore legale. un atto che ha pieno valore giuridico, molto più di un’ammissione privata in un ordine dinastico o in una nobiliare o di una confraternita o di una corporazione nobiliare che chiede prove di nobiltà e che di fronte allo Stato non ha alcun valore ufficiale!…”.
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“…LE SENTENZE ARBITRALI ITALIANE MacCARTHY MOR vs. HORAK

Le sentenze nel caso MacCarthy Mór vs. Horak sono arbitrati del giudice, completamente validi dal punto di vista giudiziario e legale, e che hanno valore per le parti.
Secondo la legge italiana, esse si basano SOLO sul diritto all’uso di uno stemma (la Repubblica italiana in questo caso non riconosce nulla al di là del diritto al nome, che può essere rappresentato da uno stemma perché lo stemma è SOLO, nella Repubblica italiana, l’espressione grafica del nome o, se vogliamo guardare la questione da un altro punto di vista, un marchio)…

Purtroppo, il concetto di giudizio italiano è stato spesso considerato come una sorta di screditamento… ma devo sottolineare ancora una volta che questo è solo un luogo comune come tanti altri che potrei citare per casi inglesi, irlandesi, tedeschi, francesi o spagnoli!”
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“…MOTIVO DELLA SCELTA DELL’ITALIA PER IL GIUDIZIO DI MacCARTHY MOR vs. HORAK HORAK
Ritengo logico che il procedimento arbitrale sia stato intrapreso in Italia, dal momento che il convenuto, il Dr. Horak, è cittadino italiano.
Inoltre, non mi sembra strano che non sia stata scelta l’Irlanda (dove l’attore era completamente riconosciuto) e sia stata preferita l’Italia, perché 1) stiamo andando verso una completa Comunità Europea; 2) molte altre sentenze in materia di nobiltà, genealogia e araldica sono emesse in Francia, Spagna, SMOM e (fino a pochi anni fa) nella Repubblica di San Marino ecc… “
“…I GIUDICI E L’IMPUTATO
I giudici della causa MacCarthy Mór contro Horak erano: Roberto Messina, Riccardo Pinotti e Bianca Maria Rusconi, tutte persone scientificamente competenti in materia di diritti nobiliari secondo le leggi vigenti nel Regno d’Italia e altrettanto competenti in materia di diritti araldici, che si riferiscono al diritto a uno stemma come estensione del nome.
Inoltre, il dottor Horak è un uomo serio, competente in materia nobiliare, araldica e genealogica.


Il dottor Roberto Messina, la dottoressa Bianca Maria Rusconi e il dottor Marco Horak sono tre dei miei migliori amici, mentre il dottor Riccardo Pinotti è mio suocero. Voglio sottolineare che nessuno di loro è membro del Niadh Nask, né ha ricevuto alcun tipo di compenso per la sentenza di MacCarthy Mór contro Horak.
Il fatto che siano tutti miei amici, credo, non possa aver influenzato in alcun modo il loro giudizio obiettivo, e poiché (come ho detto) avevano ricevuto una pila di circa 2.500 documenti, tra cui molti di riconoscimento ufficiale provenienti dall’autorità degli Stati!…”
“…Francamente, mi sembra un armeggiare interpretativo un po’ ridicolo e infantile con la validità del giudizio giocare con semplici allusioni o inferenze per sostenere una vaga atmosfera di dubbio o discredito…”
Il degli Uberti già Ubertis già Noè nel 1999 si lagnava del fatto che le osservazioni di studiosi indipendenti inerenti la terna arbitrale “di suoi amici” fosse una mera operazione malevola per gettare il dubbio o il discredito sulla operazione “Lodo Casalese”.
Ma, colpo di scena!! Nel febbraio 2025 il degli Uberti – Ubertis – Noè afferma, scrivendolo pubblicamente su Facebook: “… che i lodi arbitrali erano l’unico modo per salvare Horak da una querela di Terence MacCarthy per diffamazione giocando sull’ignoranza del diritto italiano… Terence [è] irlandese si è fidato di quanto detto e come lei [si sta rivolgendo a un interlocutore, n.d.r.] si è fatto bidonare dai lodi arbitrali che non valgono nulla. Io collaboravo con l’ufficio araldico d’Irlanda perché ero sono AIH [Académie Internationale d’Héraldique / The International Academy of Heraldry, n.d.r.] ….”




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“…Ma i Lodi Arbitrali di MacCarthy Mór vs. Horak non hanno davvero nulla a che vedere con le opinioni di quelle sentenze espresse dal signor Sean Murphy MA del Centre for Irish Genealogical and Local Studies o da altri, che hanno tutti scritto in modo incompetente senza aver letto le sentenze per intero (altrimenti le hanno intese come UN’ALTRA COSA!). Ricordo ancora una volta che le sentenze arbitrali di cui si parla riguardano il diritto allo stemma come espressione grafica del nome!…”
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“…Nonostante quanto erroneamente scritto sul NN[Niad Nask], nel verdetto viene considerato solo come: “…una corporazione o confraternita in pratica come una Corporazione nobiliare che raccoglie Gentiluomini possessori di stemma… In merito agli articoli 7-8 della Legge 3 marzo 1951, è ovvio che il NIADH NASK, data la sua natura di Ordine non cavalleresco e neppure di Decorazione di natura cavalleresca nel senso e negli intendimenti conosciuti e a cui si ispira la Repubblica Italiana, dovendo considerare un Onore di contenuto Dinastico sorto in un’epoca nella quale non esistevano gli Ordini cavallereschi come vengono intesi secondo i dettami della legge in questione, per la sua natura e per i suoi scopi non può e non deve considerarsi soggetto ai dettami di tale Legge”.
In italiano la parola “ORDINE” indica un gruppo di persone che costituiscono una categoria particolare con caratteristiche comuni! Ad esempio: l’Ordine degli Ingegneri, l’Ordine dei Medici… ma anche l’Ordine dei Cavalieri delle Terre d’Alba che è un’associazione con finalità eno-gastronomiche…”
Mi spiace ma il sig. degli Uberti già Ubertis già Noé – è assolutamente fuori strada. In Italia (ed Europa) un “Ordine Professionale” è un Ente Pubblico sussidiario dello Stato, la cui funzione principale consiste nel garantire il cittadino circa la professionalità e la competenza dei professionisti iscritti, che svolgono le relative attività professionali secondo la legge dell’arte, e siano in possesso dei necessari titoli accademici. Non vale però per i cavalieri delle Terre d’Alba , che non sono un Ordine Professionale e ci si domanda della legittimità di quest’ordine alla luce proprio della norma del 1951.
“…Vi prego di leggere il testo italiano e di comprenderlo in modo giuridico!” scrisse il sig. degli Uberti già Ubertis già Noé: E, dunque, ora NOI LO LEGGIAMO!
Ecco il verdetto del famoso Lodo numero UNO
Avendo noi recuperato il testo dei Lodi Arbitrali Mac Carthy vs Horak (pubblicato interamente nella sezione precedente e scaricabile in PDF), andiamo a leggerne le conclusioni:
pag. 3 e 4
…si riconosce il diritto di porre sull’arma gentilizia del Niadh Nask …(in italiano Ordine Militare della Collana d’Oro) la corona antica di Munster inerente allo status che spetta a Terence Francis MacCarthy …in quanto capo di nome e d’arma della Real Casa di Munster…
Ecco il verdetto del famoso Lodo numero DUE
Pag. 54 “…essere dimostrata la cavalleria nell’Irlanda gaelica precedentemente all’invasione anglo-normanna del 1169, e quindi l’esistenza del Niadh Nask o Military Order of the Golden Chain (Ordine Militare della catena d’Oro, ndr) … (ordine dinastico di natura non cavalleresca) …
Questa prima conclusione, per citare Fantozzi nel suo famoso film: “E’ UNA CAGATA PAZZESCA”, basta considerare che nessun testo scientifico dei più quotati medievisti arriva neppur lontanamente a tali arditissime conclusioni.
Pag 55 “… doversi quindi considerare il Niadh Nask in ambito internazionale come ordine dinastico nella Royal House of Munster, il titolo di Principe Desmond con tutte le prerogative legalmente assegnategli, includenti il pieno possesso della FONS HONORUM con l’assoluta proprietà del Niadh Nask…
“…la Repubblica d’Irlanda, nell’accettare la English Common Law come la sola base del proprio codice legale, non può assolutamente pretendere giurisdizione in una materia compresa sotto la Behon law…”
Pag 57 “…spettare all’attore Terence MacCarthy …l’esercizio completo dei due diritti di JUS MAJESTATIS e JUS HONORUM costituenti la prerogativa di FONS HONORUM…”
Come si può vedere i due lodi casalesi, contrariamente a quanto scritto dal degli Uberti già Ubertis già Noé NON riguardavano una questione meramente di “stemma come espressione grafica del cognome”, ma hanno rappresentato un titanico sforzo di degli Uberti già Ubertis già Noé, e dei suoi sodali e associati, di riconoscere in capo al loro sodale MacCarthy le prerogative di FONS HONORUM, atti a permettergli di rilasciare titoli nobiliari irlandesi (infatti Alfredo Noè e Pier Felice si acchiapperanno due titolazione di Lord – rif Ruolo Niadh Nask 1999), e per poter concedere il Niadh Nask facendo BENE attenzione nel non ricadere nei divieti della legge italiana del 1951 che vieta le concessioni cavalleresche non autorizzate.
Ridurre i due lodi ad un mero esercizio giuridico per confermare uno stemma, come sostenne, per iscritto, il rag. degli Uberti già Ubertis già Noè, nel 1999, è palesemente smentito dai contenuti dei lodi stessi. Parimenti, sostenere come fa oggi lo stesso degli Uberti già Ubertis già Noè di avere usato i lodi per fini impropri , “ Terence irlandese si è fidato di quanto detto e come lei si è fatto bidonare dai lodi arbitrali che non valgono nulla…” è semplicemente vergognoso.
Sia vera la prima versione, o la seconda, ciò che ne esce è uno spettacolo indecente, moralmente ed eticamente squallido.
Aggiungiamo che, nel 2007, il famoso “Mac Carthy Mor principe di Desmond” riparò a Tangeri, in Marocco, come scrive Sean J. Murphy, MA (Centre for Irish Genealogical and Historical Studies). Di lui si persero poi le tracce.
Restano a noi solo alcune considerazioni:
questa vicenda giudiziale ha messo nel ridicolo il sistema giudiziario italiano ed ha fatto conoscere al mondo Casale Monferrato come l’epicentro del più tragicomico bluff giudiziario in materia cavalleresca, nobiliare per tacer d’altro.
Il gruppo di sodali di degli Uberti-Ubertis-Noè è riuscito a dichiarare che, in Italia, queste materie nobiliari devono essere trattare in un tribunale della Repubblica solo da un collegio “di Pari” (!!!);
sono riusciti a negare la giurisdizione dell’Irlanda sul suo territorio e sui suoi cittadini, roba da incidente diplomatico!;
hanno creato/riconosciuto/tentato di convalidare una fons honorum basata su un signore (MacCarthy) che fu strutturale al loro stesso gruppo, il tutto condotto con una utilizzo della giustizia degna di una trama del grande Scarpetta, arrivando perfino ad inventarsi una origine spagnola dei signori di Desmond, più irlandesi dei trifogli, in modo da coinvolgere l’araldo di Castiglia e Leon, Alfonso de Ceballos Escalera y Gila, che incolpevolmente ha confezionato una certificazione di stemma, genealogia e titolo!
Ma non basta! Per giustificare questa tragica vicenda, oggi, il Degli Uberti già Ubertis già Noè, afferma essere stato tutto una finzione “… che i lodi arbitrali erano l’unico modo per salvare Horak da una querela di Terence MacCarthy per diffamazione giocando sull’ignoranza del diritto italiano… Terence [è] irlandese si è fidato di quanto detto e come lei [si sta rivolgendo a un interlocutore, n.d.r.] si è fatto bidonare dai lodi arbitrali che non valgono nulla…”. Ma non fu così nel 1999 dove il “massimo esperto mondiale” rilasciò un comunicato ufficiale, in inglese, che noi abbiamo recuperato e riportiamo testualmente.
Quindi ci pare doveroso chiedere:
-Signor Degli Uberti, ma davvero Lei ha il coraggio di affermare di avere pensato, scritto e confezionato un giudicato invalido per i suoi contenuti, facendolo delibare da un magistrato della Repubblica italiana, prendendosi così gioco dell’amministrazione della Giustizia?
-Ma davvero Lei confessa di avere tratto in inganno la giustizia italiana, piegandola ad un ridicolo Lodo Arbitrale che ha solo portato discredito, nel mondo, all’intero sistema giudiziale italiano e ciò per suoi imperscrutabili scopi?
Il sospetto che sorge è uno: lo schema dell’ICOC fu quello di sdoganare, inizialmente, l’ordine di San Lazzaro, di cui si dubita la legittimità considerando la letteratura sul punto, grazie al suo presidente Gayre of Gayre and Nygg (finto barone scozzese e figlio illegittimo che portava il cognome materno) https://www.patrickcomerford.com/2020/07/robert-gair-racist-from-rathmines-who.html. Poi, sotto la presidenza MacCarthy (finto principe irlandese di falsa ascendenza regale discendente di operai) l’ICOC, con il lodo casalese, cercò di sdoganare l’ordine del Niad Nask (Collana d’Oro) … Passano gli anni, cambiano i protagonisti, ma le modalità di azione di questa “congrega” restano le stesse. All’ICOC, ed ai suoi protagonisti, sarà dedicato un prossimo capitolo.
Viene da pensare che lo stesso sistema si applichi, anche oggi, per legittimare l’Ordine di Vitez sotto la presidenza degli Uberti già Ubertis già Noè, presidente dell’ICOC da oltre 25 anni. Attraverso i decenni l’ICOC non ha perso la sua natura e, con estrema coerenza, ha avuto tre presidenti con genealogie artefatte e tutti finti nobili. Ma di questo ne parleremo nei prossimi capitoli.
Va da sé che basta leggere i ruoli qui pubblicati, relativi al falso Ordine del Niad Nask, per trovarvi i nomi di Alfredo degli Uberti, di suo figlio Pier Felice, della sua compagna Maria Loredana Pinotti, e di altri protagonisti di questo enorme scandalo giudiziario, tutti decorati di questo falso ordine e di “titoli nobiliari” farlocchi. Con buona pace del “massimo esperto mondiale di diritto nobiliare, araldica e genealogia” che, oggi, risponde al nome di degli Uberti: l’unica cosa veramente mondiale è la figuraccia che, per colpa di queste figure, l’Italia e Casale Monferrato, hanno rimediato.





Immagino che il Sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra, che presenzia alle cerimonie del “Conte di Cavaglià” e “Lord of Waterville” con tanto di fascia tricolore non sia a conoscenza di questi fatti.

Per approfondimenti:
https://www.familyhistory.ie/docs/gazette/Gaz_8_9_2003.pdf (pagina 3: A NOT SO ANCIENT ORDER, FICTITIOUS TITLES & NOW THE BLAME GAME)
https://www.academia.edu/9641967/The_Talented_Mr_MacCarthy_M%C3%B3r_ The Talented Mr MacCarthy ‘Mór’
http://homepage.eircom.net/~seanjmurphy/chiefs/niadhnask.htm The Niadh Nask: An Alleged Irish Order of Knighthood
https://www.stvincentschapel.org.uk/st-vincents-and-the-order-of-st-lazarus/ Colonel Gayre and the Order of St Lazarus
